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Teatrosustrada.2021 si articola in tre azioni, complementari e sinergiche: Teatro di riciclo®, Genova 2001 – lezione recitata diffusa, QUADILA Festival; e persegue un teatro che si faccia palestra di empatia.
Teatrosustrada.2021, in particolare con le sue azioni “Teatro di riciclo®” e “Genova 2001 – lezione recitata diffusa”, implementa la finalizzazione pratica della spinta solidale che può nascere ed essere resa responsabile dall’accadere teatrale. Non solo la collaborazione immaginifica viene dunque proposta al pubblico: a ciascuna replica è stata abbinata una raccolta fondi via via destinata a sostenere azioni solidali di mutuo aiuto sul territorio, o direttamente o tramite l’opera di soggetti giuridici di comprovate coerenza e autorevolezza.
Il teatro può farsi palestra di empatia. Perché? Se, per dirla con Kropotkin, “dall’empatia nasce lo slancio solidale e dallo slancio solidale nasce il mutuo appoggio”, il teatro può influire pure direttamente sui meccanismi di solidarietà sociale, scatenando dinamiche mutualistiche condivise con i pubblici via via incontrati. Cos’altro è, infatti, se non empatia, ciò che nasce dal rapporto non catalogabile, non governabile, e non prevedibile fra attori e pubblico in uno stesso tempo e in uno stesso spazio?  la collaborazione immaginifica, che richiede una reciproca assunzione di responsabilità. L’attore chiede aiuto al pubblico, per provare a portare in scena immagini ben più grandi di quelle che la scena pare poter contenere. Quando il patto immaginifico fra attori e pubblico funziona, quando arrivano in scena immagini ben più grandi di quelle che lo spazio condiviso parrebbe poter contenere; quando – ad esempio – il pubblico sente sulla propria pelle ciò che accade ai protagonisti della storia evocata, nasce l’empatia fra attori e pubblico. L’empatia, in forma analoga (il sentire sulla pelle ciò che accade a un altro) in campo sociale può generare lo slancio solidale, da cui nasce il mutuo aiuto. Il teatro può essere, insomma, palestra delle basi per una solidarietà responsabile, non gerarchica o semplicemente caritatevole.
L’idea sottesa è quella che i lavoratori dello spettacolo in primis – di concerto con il resto della cittadinanza – possano solidarizzare non solo fra loro, ma con ogni altra categoria di lavoratori ascrivibile alla classe del proletariato contemporaneo (le/i braccianti – dei campi, degli ospedali, delle rsa, della scuola, delle fabbriche, della grande distribuzione, della logistica, ecc – e chiunque abbia reddito da lavoro che stia sotto una certa soglia); e con ogni categoria sociale per la quale si possano verificare difficoltà o addirittura impossibilità nell’esercizio dei diritti costituzionali, a cominciare da quelli imprescindibili e inalienabili.

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